La Vocazione di San Matteo

Analizziamo la VOCAZIONE DI SAN MATTEO del Caravaggio. Facciamolo in maniera immediata, scevra da ogni condizionamento.

Una cosa voglio dirvi in merito al contesto (ci serve per capire l’inquadramento dell’opera): ci troviamo nel periodo romano (provate a confrontare i colori di questa tela con il Bacco e la Canestra di frutta: sembra sia passato un secolo!), proprio nel momento in cui a Caravaggio, per la prima volta, viene affidata una pala d’altare (oramai viene definito “Egregius pictor in urbe”).

Osserviamo quindi la composizione scenica e le figure. La scena è divisa due gruppi, tutti posti nella fascia inferiore della composizione. Sulla destra vediamo 5 figure attorno a un tavolo dove si vedono, evidenziate in piena luce, delle monete che passano dalle mani del vecchio barbuto alla mani del giovane sulla sinistra. Sulla sinistra vediamo due figure, in penombra, una, più illuminata, di spalle, e una dietro di cui si vedono solo il volto e la mano (ma sono proprio queste due parti quelle che interessano!).

Vocazione di San Matteo

Vocazione di San Matteo

Partiamo dal gruppo di sinistra. Ci colpisce, innanzitutto, il contrasto tra i tre giovani e i due anziani. I giovani sono eleganti, ben vestiti (forse nobili, o comunque non poveracci come spesso vedremo nelle opere del Merisi): portano i cappelli piumati (i due a sinistra), la camicia con l’arriccio dei polsini elegantemente fuoriuscente dalla veste broccata (il ragazzo di fronte), la spada (la spada è un elemento distintivo forte: per camminare armati nei primi anni del ‘600 occorreva una licenza!).

Osservate le sedie: il ragazzo davanti, lo vedete subito, siede su un semplice sgabello, di quello che si trova in ogni casa; quello a sinistra però siede su una stupenda Savonarola, così come pure Matteo (la figura al centro, barbuta). Il fatto che solo Matteo e il giovane a sinistra siedano sulle sedie più ricercate vuol significare che essi sono i protagonisti della scena: il primo, Matteo, è il padrone di casa, nell’atto di svolgere il proprio lavoro di usuraio, di strozzino (mestiere che doveva rendergli bene, visti i bei vestiti e il cappello che indossa!): lo capiamo dal libro che gli è davanti, aperto e con tanto di calamaio pronto per scrivere del prestito che sta facendo al giovane (sul fatto che Matteo sia uno strozzino e non un esattore ne parleremo a fondo un’altra volta…). Il secondo , il giovane sulla sinistra, riceve a capo chino le monete, magari al sollievo di aver finalmente trovato il denaro che gli occorre per far baldoria e andare a puttane con i suoi due amici!

Dietro, sulla sinistra, vediamo un vecchio piegato, un servo o un assistente dell’usuraio, con tanto di occhialetti attento ad accertarsi che il giovane non rubi qualche moneta dal gruzzolo di Matteo!

Spostiamoci ora al gruppo delle due figure sulla sinistra. Uno di essi è Cristo, lo si capisce subito dalla sottilissima aureola (retaggio iconologico cinquecentesco che ben presto Caravaggio abbandonerà!), pure se è in ombra. L’altro è un anziano, che vediamo di spalle e posto in buona luce che mette in evidenza il bastone (attenzione a questo particolare, ci servirà!).

Ebbene, osservate bene il corpo di Cristo. Vedete in basso i pedi che si intravedono dietro l’anziano accompagnatore. I piedi di Cristo sono incrociati, uno sull’altro, e per di più sono rivolti verso di noi. Immaginiamolo di vederlo, questo Cristo. È poggiato al muro (sembra anzi che stia uscendo dal muro!), il corpo in posizione a noi frontale, nonostante la posizione del volto lascerebbe a prima vista intendere che Cristo stesse camminando verso il gruppo. Ebbene, quello che mi viene da pensare è che Cristo abbia camminato a lungo, prima di arrivare qui (lo dimostra sia il fatto che si stia poggiando al muro, stanco, sia il bastone dell’anziano, utilizzato per poggiarsi nel cammino).

A questo punto, avendo finalmente scorto Matteo, Cristo lo chiama, facendo segno verso di lui con la mano distesa (fate ben attenzione alla mano!). Si tratta di una chiamata immediata, senza preavviso, magari gridando il suo nome, voltandosi di scatto. E difatti la chiamata desta stupore in tutte le figure sulla sinistra. Il giovane di spalle letteralmente salta dalla sedia, poggiando una mano sullo sgabello e correndo con l’altra a impugnare la spada. Analogamente, Matteo sobbalza dalla sedia (e guardate il genio di Caravaggio, Matteo nel sobbalzo quasi perde la scarpa sinistra!). Il giovane a destra del futuro santo si volta, imbambolato, senza rendersi del miracolo che gli si sta svolgendo sotto agli occhi.

Le due figure sulla sinistra invece restano del tutto indifferenti: il giovane continua a capo chino a contarsi le monete ricevuto a caro prezzo da Matteo, il vecchio con gli occhiali da bravo servitore senza farsi distrarre continua ad osservare che nell’agitazione della scena non vengano rubate le monete del suo padrone!

Passiamo infine alla descrizione delle scena. Siamo in un ambiente angusto, direi quasi clandestino! Il tavolo è di quelli che si ripiegano, piccoli (lo si vede dal supporto). Siamo in una stanza (non è vero che siamo per strada, e lo capite dall’aggancio sul muro su cui richiudere l’anta!): l’ambiente è spoglio, buio, magari è una cantina (lo dimostrerebbe la finestra troppo alta!). L’ambiente è sporco, lo si vede dai vetri opaci della finestra (guardate bene il filo dei riquadri delle specchiature, dettaglio sublime della pittura dal vero del Merisi). Ricordatela bene, questa finestra: essa è forse l’esempio più alto del gioco di luci che Caravaggio per prima ha introdotto nella pittura.

La luce. Non si capisce bene quale possa essere la fonte luminosa: non sembra una torcia, il fascio è troppo netto e diretto sulla fascia centrale (sembrerebbe quasi un faretto!).

Un’ultima nota, riprendendo il discorso anticipato sopra, sulla mano di Cristo: non ci sembra di averla già vista? Magari in alto nella Sistina?

(Angelo Coccaro)

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