Vita di Michelagnolo da Caravaggio, pittore (Giovanni Baglione)

Da LE VITE DE’ PITTORI SCULTORI ET ARCHITETTI (1642) di GIOVANNI BAGLIONE

Vita di Michelagnolo da Caravaggio, Pittore.
Nacque in Caravaggio di Lombardia Michelagnolo, e fu figliuolo d’un maestro, che murava edifici, assai bene, di casa Amerigi. Diedesi ad imparare la dipintura, e non avendo in Caravaggio, chi a suo modo gl’insegnasse, andò egli a Milano, e alcun tempo dimorovvi.Dapoi se ne venne a Roma con animo di apprender con diligenza questo virtuoso esercitio. E da principio si accomodò con un pittore Siciliano, che di opere grossolane tenea bottega.
Poi andò a stare in casa del Cavalier Gioseppe Cerasi d’Arpino per alcuni mesi. Indi provò a stare da se stesso, e fece alcuni quadretti da lui nello specchio ritratti. Et il primo fu un Bacco con alcuni grappoli d’uve diverse, con gran diligenza fatte; ma di maniera un poco secca. Fece anche un fanciullo, che da una lucerta, la quale usciva da fiori, e da frutti, era morso; e parea quella testa veramente stridere, e il tutto con diligenza era lavorato. Pur non trovava a farne esito, e darli via, e a mal termine si ridusse senza denari, e pessimamente vestito si, che alcuni galant’huomini della professione, per carità, l’andavano sollevando, infin che Maestro Valentino a S. Luigi de’ Francesi rivenditore di quadri gliene fece dar via alcuni; e con questa occasione fu conosciuto dal Cardinal Del Monte, il quale per dilettarsi assai della pittura, se lo prese in casa, e avendo parte, e provisione pigliò animo, e credito, e dipinse per il Cardinale una musica di alcuni giovani ritratti dal naturale, assai bene, e anche un giovane che sonava il lauto, che vivo e vero il tutto parea con una caraffa di fiori piena d’acqua, che dentro il reflesso d’una finestra eccellentemente si scorgea con altri ripercorrimenti di quella camera dentro l’acqua, e sopra quei fiori eravi una viva rugiada con ogni esquisita diligenza finta, E questo (disse) che fu il più bel pezzo che facesse mai.
Effigiò una Zinghera, che dava la ventura ad un giovane col bel colorito. Fece un Amore divino, che sommetteva il profano. E parimente una testa di medusa con capelli di vipere, assai spaventosa sopra una rotella rapportata, che dal Cardinale fu mandata in dono a Ferdinando gran Duca di Toscana.
Per opera del suo cardinale hebbe in S. Luigi de’ Francesi la cappella de’ Contarelli, ove sopra l’altare fece il S. Mattheo con un Angelo. A man dritta, quando l’Apostolo è chiamato dal Redentore, e a man manca, quando su l’altare è ferito dal carnefice con altre figure. La volta però della cappella è assai ben dipinta dal Cavalier Gioseppe Cerasi d’Arpino.
Quest’opera, per havere alcune pitture dal naturale, e per essere in compagnia d’altre fatte dal Cavalier Gioseppe, che con la sua virtù havea presso i professori qualche invidia acquistata, fece gioco alla fama del Caravaggio, e era da’ maligni sommamente lodata. Pur venendovi a vederla Federico Zucchero, mentre io era presente, disse: che rumore è questo? E guardando il tutto diligentemente, soggiunse: io non ci vedo altro, che il pensiero di Giorgione nella tavola del Santo, quando Cristo il chiamò all’Apostolato; e sogghignando, e meravigliandosi di tanto rumore, voltò le spalle, e andossene con Dio. Per il Marchese Vincenzo Giustiniani fece un Cupido a sedere dal naturale ritratto, ben colorito sì, che egli dell’opere del Caravaggio fuor de’ termini invaghissi; ed il quadro d’un certo S. Matteo, che prima avea fatto per quell’altare di S. Luigi , e non era a veruno piaciuto, egli per essere opera di Michelagnolo, se ‘l prese; e in questa opinione entrò il Marchese per li gran schiamazzi, che del Caravaggio havea dipinto un S. Giovanni Battista, e quando Nostro Signore andò in Emmaus, e all’hora che S. Thomasso toccò co’l dito il costato del Salvatore, e intaccò quel Signore di molte centinaia di scudi.
Nella prima cappella della chiesa di Sant’Agostino alla man manca fece una Madonna di Loreto ritratta dal naturale con due pellegrini, uno co’ piedi fangosi, e l’altra con una cuffia sdrucita e sudicia, e per queste leggerezze in riguardo delle parti, che una gran pittura haver dee, da popolani ne fu fatto estremo schiamazzo.
Nella Madonna del Popolo a man diritta dell’alter maggiore dentro la cappella dei Signori Cerasi sui lati del muro sono di sua mano la Crocifissione di S. Pietro, e di rincontro la conversione di S. Paolo.
Questi quadri prima furono lavorati da lui in un’altra maniera, ma perché non piacquero al padrone, se li prese il Cardinal Sannesio; e se lo stesso Caravaggio vi fece questi, che ora si vedono, a olio dipinti, poiché egli non operava in altra maniera; e (per dir così) la Fortuna con la Fama il portava.
Nella chiesa nuova alla man dritta v’è del suo nella seconda cappella il Cristo morto, che lo vogliono seppellire con alcune figure, a olio lavorato; e questa dicono, che sia la migliore opera di lui.
Fece anch’egli in S. Pietro Vaticano una Sant’Anna con la Madonna, che ha il Putto fra le sue gambe, e che con il piede schiaccia la testa ad un serpe; opera da lui condotta per li palafrenieri di palazzo, ma fu levata d’ordine de’ Signori Cardinali della fabbrica, e poi da’ Palafrenieri donata al Cardinale Scipione Borghese.
Per la Madonna della Scala in Trastevere dipinse il transito di Nostra Donna, ma perché havea fatto con poco decoro la Madonna gonfia, e con gambe scoperte, fu levata via, e la comprò il Duca di Mantova e la mise in Mantova nella sua mobilissima Galleria.
Colorì una Giuditta che taglia la testa ad Oloferne per li Signori Costi, e diversi quadri per altri, che per non stare in luoghi pubblici, io trapasso, e qualche cosa de’ suoi costumi dispiego.
Michelagnolo Amerigi fu huomo satirico e altiero, ed uscia tal’hora a dir male di tutti li pittori passati e presenti per insigni, che si sussero; poiché a lui parea d’haver solo con le sue opere avanzati tutti gli altri della sua professione. Anzi presso alcuni si stima haver esso rovinato la pittura; poiché molti giovani ad esempio di lui si danno ad imitare una testa dal naturale, e non studiando ne’ fondamenti del disegno e della profondità dell’arte, solamente del colorito appagansi, onde non sanno mettere due figure insieme, né tessere historia veruna, per non comprendere la bontà di sì nobile arte.
Fu Michelagnolo, per soverchio ardimento di spiriti, un poco discolo, e tal’hora cercava occasione di ficcarsi il collo o di mettere a sbaraglio l’altrui vita. Praticavano spesso in sua compagnia huomini anch’essi per natura brigosi: e ultimamente affrontatosi con Ranuccio Tomassoni giovane di molto garbo, per certa differenza di gioco di palla corda, sfidaronsi, e venuti all’armi, caduto a terra Ranuccio, Michelagnolo lo tirò d’una punta, e nel pesce della coscia feritolo, il diede a morte. Fuggirono tutti da Roma e Michelagnolo andossene a Pellestrina, ove dipinse una S. Maria Maddalena, e d’indi giunse a Napoli, e quindi operò molte cose.
Poscia andossene a Malta, e introdotto a far riverenza al gran Maestro, fecegli il ritratto; onde quel principe in segno di merito, dell’habito di S. Giovanni il regalò e creollo Cavaliere di gratia.
E quindi avendo non so che disparere con un Cavaliere di Giustizia, Michelagnolo gli fece non so che affronto e però ne fu posto in prigione, ma di notte tempo, scalò le carceri e se ne fuggì, e arrivato all’Isola di Sicilia operò alcune cose in Palermo; ma per esser perseguitato dal suo nemico, convennegli tornare nella città di Napoli; e quivi ultimamente, essendo da colui giunto, fu nel viso così fattamente ferito, che per li colpi quasi più non si riconosceva e disperatosi della vendetta, con tutto che egli vi si provasse, misesi in una feluca con alcune poche robe, per venirsene a Roma, tornando sotto la parola del Cardinal Gonzaga che col Pontefice Paolo V la sua remissione trattava. Arrivato ch’egli fu nella spiaggia, fu in cambio fatto prigione, e posto dentro la carceri, ove per due ragioni ritenuto e poi rilasciato, più la feluca non ritrovava si, che postosi in furia, come disperato andava per quella spiaggia sotto la sferza del Sol Leone a veder se poteva in mare ravvisare il vascello, che le sue robbe portava. Ultimamente arrivato in un luogo della spiaggia misesi in letto con febbre maligna, e senza aiuto humano tra pochi giorni morì malamente come appunto male havea vivuto.
Se Michelagnolo Amerigi non fusse morto sì presto, haveria fatto gran profitto nell’arte per la buona maniera che presa havea nel colorire del naturale, benché egli nel rappresentar le cose non avesse molto giudicio di scegliere il buono e lasciare il cattivo. Nondimeno acquistò gran credito, e più si pagano le sue tele che l’altrui historie, tanto importa l’aura popolare, che non giudica con gli occhi, ma guarda con le orecchie. E nell’Accademia il suo ritratto è posto.

(Nota: in sottolineato le opere; in rosso i luoghi in cui Baglione riferisce la presenza del Merisi.)

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