Benvenuto Ottobre…

Dalle pietre scolpite di Benedetto Antelami (1220ca), alle pagine miniate dei fratelli Limbourg (1310ca) e agli affreschi del Maestro Venceslao (1400ca).

Nello suo straordinario realismo naturalistico di Benedetto Antelami nel portale della Cattedrale di Parma, Ottobre è illustrato nell’atto della semina, con la barba (a indicare l’età matura), le scarpe chiuse con la suola rinforzata (a indicare il clima che cambia). Sopra la veste, il mantello raccolto sul braccio sinistro a formare un incavo, ove il contadino pone le sementi che sparge con un largo gesto del braccio destro e che cadono sul terreno privo di vegetazione. Sullo sfondo una quercia, le cui ghiande costituiscono mangime prezioso per i maiali, all’ingrasso e ormai prossimi al loro triste destino.
Nella minuziosità della miniatura dei Fratelli Limbourg nelle pagine delle Tres heures riches du Duc de Berry, Ottobre è illustrato in una scena con la semina dei campi in primo piano, sullo sfondo il gigantesco Louvre, e a metà la Senna con passanti e barchette attraccate. Il lavoro dei campi è documentato con estrema precisione: sulla sinistra un uomo a cavallo che fa i solchi, passando lo strumento appensantito da una pietra; sulla destra un altro uomo che sparge le sementi (che vengono prontamente beccate da un gruppo di uccelli a sinistra); sul campo già lavorato, si trova uno spaventapasseri e dei teli, stesi per allontanare i volatili.

Nelle pareti affrescate dal Maestro Venceslao nella Torre dell’Aquila, a Trento, Ottobre è illustrato, sotto un sole splendente, nella raccolta dell’uva. La spremitura e la preparazione del mosto occupa tutta la scena. I vigneti sono grandi, tutti lavorano sodo in un fervore di attività: contadini, uomini e donne, abbigliati con candide vesti, colgono i grappoli delle uve bianche e nere e li trasportano a spalla in grossi cesti. A sinistra, un torchio a vite, con tutti i meccanismi perfettamente descritti. In basso la spremitura fatta a mano, con i contadini che rimestano e schiacciano le uve con l’ammostatoio. Perfino i nobili, lasciati i loro aristocratici svaghi, scendono, tutti eleganti, nella vigna ad assaggiare il mosto.

(Angelo Coccaro)

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