Il Martirio di Sant’Orsola prima e dopo il restauro

Di fronte a un quadro dipinto 400 anni fa dobbiamo considerare che quello che oggi vediamo è il frutto di restauri e di ripitture (senza interventi di restauro conservativo il quadro apparirebbe molto probabilmente incrostato, sporco e opaco).

Uno dei casi più eclatanti grazie al quale un quadro è stato rimesso in “luce” è, riguardo alle opere di Caravaggio, il Martirio di Sant’Orsola. La tela è stata recentemente restaurata ed ha trovato una nuova vita, precedentemente offuscata da precedenti interventi conservativi diciamo non troppo riusciti. Vediamo allora, per capire il concetto, il prima e il dopo, o meglio sarebbe dire l’ante operam e il post operam.

Martirio di Sant'Orsola [Collezione Banca Intesa, Napoli]

Martirio di Sant’Orsola [Collezione Banca Intesa, Napoli]

PRIMA DEL RESTAURO, la superficie pittorica appariva molto disomogenea sotto gli strati di vernice: accanto a parti perfettamente conservate (ad esempio la luce sul petto dell’armatura del re, le quattro dita della sua mano destra, la scollatura e il seno di sant’Orsola), vi erano parti completamente compromesse (soprattutto i toni bruni). Il fondo presentava una profonda crettatura (ossia dei solchi) riempita da stucco (sono stati rinvenuti due stuccature successive, di cui la prima, gialline, a prima vista sembrava uno strato di preparazione). I bordi laterali della tela erano completamente coperti da una stuccatura che, occultando vaste porzioni di colore e preparazione originale, facevano sembrare che il dipinto fosse stato allargato. La fascia superiore (che grazie agli esami condotti in occasione del restauro si e rivelata non di mano del Caravaggio), era stata unita alla parte inferiore con larghe pennellate trasversali per omogeneizzarla al resto del dipinto.

DOPO IL RESTAURO, la pulitura ha fatto emergere il braccio e dalla mano destra del personaggio in secondo piano mentre tenta di spostare l’arco per impedire alla freccia di colpire la santa (lo stesso personaggio regge con la sinistra un’asta, forse il vessillo di sant’Orsola). Grazie alla radiografie è emerso in maniera chiara che la mano è stata dipinta prima del manto di sant’Orsola: la mano è difatti contornata, e se Caravaggio avesse voluto coprirla sarebbe stato sufficiente prolungare il rosso sopra di essa, mentre in effetti nessuna traccia di rosso è originale è stata rinvenuta sul coloro bruno della mano; la mano pertanto in origine doveva essere visibile.

La figura della santa, comunque ben conservata, presenta un incarnato pallidissimo (ottenuto con stesure di biacca semitrasparente), con il chiaro intento del pittore di raffigurare una persona che sta perdendo i sensi, sensazione messa in risalto dal rosso sfolgorante del manto.

La pulitura del fondo ha messo in risalto, nella parte alta (oltre al fatto che la striscia superiore è di altra mano) le pieghe di un tendaggio bruno (magari la tenda del carnefice) e le sagome di due teste. La prima, tra il re e il “protettore” di sant’Orsola (sembra la parte posteriore di un elmo), la seconda sopra la testa di sant’Orsola (si vedono il riflesso di luce sulla superficie metallica dell’elmo e una decorazione di foglie dorate sbalzate simili a quelle sulla corazza del re unno). Forse queste sagome risalgono a una prima stesura compositiva, poi cambiata nella redazione definitiva. Non siamo però in grado di saperlo!

[Estratto da L‘ultimo Caravaggio, editore Electa]

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