La Lupa Capitolina tra leggenda e storia

Tutti conosciamo la leggenda di Romolo e Remo, tutti sappiamo che è il simbolo della squadra della Roma…. Ci sono però alcune altre cose da sapere. E magari alcune di queste non sono note a tutti…

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Prima cosa che voglio riferirvi è che le fonti antiche narrano che vi erano due statue bronzee della Lupa: una nel Lupercale (un antro presso il colle Palatino), l’altra nel Campidoglio. Quella superstite e che oggi ammiriamo si pensa fosse quella capitolina. La statua presenta difatti un guasto sulle zampe posteriori, fatto che viene messo in relazione con il fulmine che, come riferiva Cicerone, colpì la scultura nel 65 a.C. sul Campidoglio, danneggiandone appunto le due zampe posteriori e sbriciolando i due gemelli. Fu proprio questo fatto a fare la fortuna della statua. I romani ritenevano che le statue colpite dai fulmini fossero sacre e non dovessero essere più visibili al popolo, motivo per cui la lupa sarebbe stata nascosta dentro il Campidoglio… e proprio per questo, si narra, che la statua sopravvisse alle orde barbariche e all’incuria del Medioevo.

Mettendo da parte le fonti antiche e passando alle notizie certe, le prime notizie sicure sulla statua risalgono solo al X secolo, quando si trovava sulla facciata (o all’interno) del palazzo del Laterano, conservata con altri monumenti come cimeli per attestare la continuità tra Impero romano e papato. Dopo un periodo in cui la statua fu spostata nella chiesa di San Teodoro, nel 1471 papa Sisto IV della Rovere la donò ai Conservatori (per 10 fiorini d’oro, somma forse utilizzata per rifare i due gemelli andati distrutti, scolpiti dal Pollaiolo). Nel 1473 la lupa venne collocata sotto il portico del palazzo dei Conservatori, dove rimase fino al 1538, quando venne spostata, prima nel colonnato che decora il pianterreno del palazzo, poi, nel 1586, al centro della stanza che prende il suo nome e dove ancora oggi si trova. Sul fatto dei gemelli Romolo e Remo, la cosa è abbastanza risaputa, essi  furono aggiunti nel tardo XV secolo, presumibilmente da Antonio del Pollaiolo (in un’incisione su legno delle Mirabilia Urbis Romae del 1499, appare già con i due gemelli).

Passando in rassegna lo stile, fatta eccezione di piccoli danni e lacune prontamente restaurati, la statua della Lupa è integra. Il modellato è scarno e rigido, ma allo stesso tempo caratterizzato da un accurato decorativismo (lo si vede nel disegno del pelo). L’animale è posto di profilo, con la testa girata verso lo spettatore di novanta gradi. Le fauci sono semiaperte e i denti aguzzi. Il corpo dell’animale è magro, mettendo in mostra tutto il costato. Le mammelle sul ventre sono ben evidenti. Anche le zampe presentano un aspetto asciutto e ruvido, e sono modellate in posizione di guardia.

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Dalle recenti analisi condotte sulle terre di fusione usate nella lega bronzea risulta che la Lupa fu quasi sicuramente realizzata tra il X e il XIV secolo (la datazione con il radiocarbonio ha confermato la datazione dell’opera al XIII secolo). Viene meno pertanto la datazione tradizionale, che faceva risalire l’opera all’epoca arcaica della storia romana, tra il V e III secolo a.C..

Vediamo, per finire, alcune curiosità:

  • l’immagine della lupa era una delle preferite di Mussolini, che voleva accreditarsi come il fondatore della “Nuova Roma”. Per favorire la benevolenza statunitense, Mussolini inviò diverse copie della Lupa capitolina a città americane (a Cincinnati, alla società “Sons of Italy”; a Rome, in Georgia; a New York);
  • la lupa capitolina fu usata sia come emblema che nei manifesti della Olimpiade romana del 1960;
  • copie della Lupa sono in una sala del palazzo Montecitorio e su una colonna lungo il fianco sinistro del palazzo Senatorio in Campidoglio;
  • la Lupa capitolina è la massima onorificenza romana assegnata a personaggi illustri particolarmente meritevoli;
  • il termine “lupa” in latino aveva anche il significato di prostituta, e pertanto la vestale Rea Silvia per essersi congiunta al dio Marte era stata degradata dal suo rango sociale. Il lupanare nell’antica Roma era il postribolo, e ve ne erano molti nella città, soprattutto nella zona malfamata, detta Suburra;
  • quanto al significato della statua, alcuni studiosi ritengono che il mito della lupa con i due gemelli fosse stato ideato per simboleggiare l’unione dei Sabini e dei Latini; secondo altri i due gemelli legittimavano l’istituzione a Roma dei due consoli; altri infine sostengono che rappresenti l’uguaglianza tra patrizi e plebei (raggiunta intorno al 296 a.C.);
  • in fase di restauro la scultura è stata dotata di un nuovo appoggio per le zampe anteriori: i vecchi e fatiscenti appoggi sono stati sostituiti con nuovi sostegni realizzati in acciaio inox con regolazione micrometrica dell’altezza; in questo modo si può calibrare perfettamente la posizione della lupa rispetto al basamento. È stato inoltre ripristinata il basamento nella parte anteriore, integrando le lacune con travertino sagomato e ricoperto con calce;
  • la prevalenza degli spessori di cere ed olio di lino, applicati in diverse epoche per salvaguardare la superficie bronzea, rispetto all’esiguo strato di ossido di rame formatosi naturalmente per effetto dell’esposizione del metallo all’atmosfera, consente di poter asserire che nel tempo la statua è stata curata costantemente per impedire il sorgere di fenomeni corrosivi. Le indagini condotte hanno evidenziato una particolare condizione, diversa da quella comunemente riscontrata sui bronzi archeologici rimasti a lungo interrati o esposti all’aperto.
  • alla Lupa è dedicata a Roma la via della Lupa che va da largo della Fontanella Borghese a via dei Prefetti. Qui un tempo c’era una fontanella con una testa di animale appoggiata al palazzo Cantalupi (sul portone c’è ancora lo stemma con il lupo).

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