A Otranto, in ciabatte e occhiali da sole, dalla spiaggia a Caravaggio

Otranto e il Salento, lo sappiamo bene tutti, negli ultimi anni, sempre di più richiama turisti del Bel Paese e d’Oltralpe, attratti dal mare, dagli ulivi e dai sapori.

Quest’estate ci sarà un motivo in più per visitare questa terra. Dall’ 11 giugno, e fino al 24 settembre 2017, Otranto, nella suggestione del Castello Aragonese, ospita una mostra dedicata a Caravaggio e ai pittori caravaggeschi che hanno operato nell’Italia meridionale.

Ragazzo morso da un ramarro [Fondazione Longhi, Firenze].jpg

Una selezione di opere, purtroppo e per fortuna (la collezione migra di sede in sede e di mostra in mostra, incessantemente in giro per l’Italia e per il mondo) lascia la sede di villa Tasso a Firenze, e dalla Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi si sposta a Otranto. 

Le opere in mostra provengono difatti dalla collezione di Roberto Longhi, colui che, a partire dalla tesi di laurea nel 1911, proseguì per tutta la vita la ricerca su quel Caravaggio di cui, per primo, seppe riconoscere la portata rivoluzionaria, definendo il pittore lombardo come il “primo pittore dell’età moderna”.

Nella mostra, curata da Maria Cristina Bandera, direttrice scientifica della Fondazione Longhi, accanto al ragazzo morso da un ramarro – tela su cui il mondo della critica da sempre si dibatte sull’autografia o meno del Merisi (la maggior parte ritiene che si tratti di una copia dell’originale, oggi alla National Gallery di Londra!) – sono esposti il nucleo dei dipinti della raccolta Longhi opera di pittori che, in toto oppure in un periodo limitato della lor produzione, seguirono il genio lombardo. Elemento comune, l’essere tutti provenienti, oppure attivi, nel Mezzogiorno. Vediamo così accostati napoletani doc come Battistello Caracciolo, presente in mostra con la Deposizione di Cristo, Andrea Vaccaro con il David. 

Si susseguono poi pittori che, pur se non di nascita, operarono per diversi anni nel Sud Italia. E’ il caso dello spagnolo Jusepe de Ribera, noto anche come Spagnoletto, presente in mostra con le cinque tele degli Apostoli, oppure del nordico olandese Matthias Stom, a lungo trapiantato in Sicilia.

Credetemi, dopo una bella giornata di sole sulle spiagge salentine, magari senza neanche togliere canottiera e ciabatte, non lasciatevi sfuggire l’occasione di scoprire il riflesso nella brocca d’acqua e la smorfia di quel ragazzo che Caravaggio ha saputo “fotografare” nell’attimo in cui mai prima d’allora pittore aveva saputo immaginare.

Vedrete, Otranto saprà, come non mai, sorprendervi.

(Angelo Coccaro)

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