Che peccato non poter ammirare questo San Matteo e l’angelo

Che peccato non poter ammirare quest’opera, andata distrutta a Berlino in un incendio, negli ultimi giorni della 2° guerra mondiale.

San Matteo e l'angelo [Kaiser Friedrich Museum, Berlino, perduto] 1
Si tratta della prima versione del San Matteo e l’angelo, secondo parte della critica rifiutata dai Contarelli (a ornare la parte centrale della cappella a San Luigi dei Francesi oggi si trova la seconda versione della tela), secondo un’altra parte semplicemente una prima versione.
Osservandola bene, e paragonandola con l’altra tela di uguale titolo, in questa appare forse meglio la novità dell’arte di Caravaggio.
L’opera è forte, d’impatto: Matteo è raffigurato come un vecchio, dall’aspetto rozzo, piedi sporchi, i capelli in disordine, le rughe profonde e lo sguardo corrucciato.
L’angelo interviene in maniera evidente, guidando la mano di Matteo nella scrittura (spettacolare lo sguardo corrucciato del santo, a calcare che aveva poca dimistichezza con la scrittura).
I modelli sono gli stessi che ritroveremo nelle altre tele del periodo, così come gli oggetti (la sedia Savonarola, il mantello rosso) che accomunano diverse opere del Merisi (la sedia la troveremo nella Cena in Emmaus, ad esempio, il mantello rosso praticamente accompagna quasi ogni sua opera, adornando madonne, uomini e santi).

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