La DEPOSIZIONE di Caravaggio

È raro trovare un quadro che, più della DEPOSIZIONE di Caravaggio, riesca ad esprimere il sentimento del dolore “reale” per la morte di Cristo. L’emozione è immediata, come in tutte le opere di Caravaggio.
Deposizione

La scena è piena, quasi interamente occupata dalle figure raccolte attorno al corpo senza vita di Cristo. Le figure dominanti sulle quali sapientemente Merisi porta il nostro sguardo – come sempre a guidarci è la luce – sono quelle allineate lungo la diagonale che va dal basso a sinistra (dove risalta il bianco del drappo) fino in alto a destra (dove risalta lo guardo e le braccia spalancate della donna).

Iniziamo dal basso, posizione dal quale quest’opera va guardata. Il primo elemento che ci richiama l’attenzione è la lastra sepolcrale. Caravaggio, nel suo dipinger dal vero, non potava che collocare la scena laddove essa veramente è avvenuta: presso un sepolcro. E a volercelo ricordare il genio lombardo ha posto la pietra in primo piano, sporgente. Non sembra che lo spigolo esca fuori dal quadro, insieme al gomito dell’uomo chino? Ecco, qui vediamo una tridimensionalità che solitamente l’opera di Caravaggio non ha.

Sotto la lastra, nell’angolo sinistro, scorgiamo delle foglie, come pure altre foglie (anche se è difficile vederle a prima vista) le troviamo in alto a destra, sopra la donna (notate bene, sono foglie di fico, a simboleggiare la risurrezione, nulla è casuale in Caravaggio!).

La figura protagonista dell’opera è il Cristo, ce lo dice anche la luce che ne illumina l’intero corpo esanime; non la luce soffusa delle altre opere, bensì una luce forte. Sembra davvero di averlo davanti, questo povero trentenne ammazzato in croce: la testa reclinata all’indietro, i capelli cadenti, il braccio esangue che scivola verso il basso, le mani e i piedi oramai lividi. Come facciano a non pensare al braccio del Cristo della Pietà del Buonarroti? Ma, forse proprio a quel Cristo, Caravaggio pensava… forse proprio al Buonarroti pensava quando ha dato le sembianze al volto barbuto dell’uomo chino.

Seguendo la linea della luce, vediamo al centro Nicodemo: anziano, appena riesce a sostenere il peso del corpo senza vita di Cristo; i muscoli delle gambe sono tesi, lo sguardo è corrucciato (guardate le rughe sulla fronte), le mani sono serrate. Come oramai Merisi ci ha abituato nelle sue opere romane, è un uomo preso dal popolo, con le mani e il viso arrossato dal sole.

Proseguendo verso l’alto troviamo la prima donna, Maria Maddalena. E’ una donna elegante, con i capelli raccolti nella moda del tempo di Merisi. Lo sguardo è abbassato, in penombra; ad essere illuminati sono la mano (con cui si asciuga le lacrime) e l’abito scollato (ancora una volta una veste scollata, come oramai ci ha abituati a vedere nelle sue donne!)

Dietro a tutte, la giovane Maria di Cleofa, che allarga le braccia a gridare il suo dolore e alza gli occhi al cielo, a supplicare Dio che abbia pietà di quel ragazzo!

Al centro, in seconda fila, Maria. È  una donna anziana, lontana dalla Madonna gaudente dei pittori rinascimentali. L’espressione è di muto dolore, dolore che solo una madre può provare di fronte alla morte del figlio! È un dolore inconsolabile, silenzioso e profondo (guardate la mano allargata che sporge dietro il ragazzo).

Infine sulla sinistra San Giovanni: giovane, imberbe, dai capelli lunghi, coperto di quel drappo rosso segno che ci accompagna nelle opere del Merisi. Le sue mani a sostenere le spalle di Cristo, proprio vicino al taglio sul costato.

(Angelo Coccaro)

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