I giorni, i mesi, gli anni e lo scandire del tempo

I GIORNI

Nel calendario romano, tre erano i giorni che avevano un loro nome peculiare:

  • le calende, da cui deriva la parola calendario: individuava il primo giorno di ogni mese;
  • le none e le idi, mobili a seconda della durata del mese: in marzo, maggio, quintile e ottobre, le none cadevano il settimo e le idi il quindicesimo giorno (è nota la formula mnemonica Marmaluot per ricordarli), mentre negli altri mesi esse cadevano il quinto ed il tredicesimo giorno.

Questo sistema era in origine basato sulle fasi lunari: le calende erano il giorno della luna nuova, le none erano il giorno del primo quarto (mezza luna), le idi il giorno della luna piena.

Il modo di indicare una data era molto differente da quello attualmente in vigore:

  • i Romani non contavano i giorni a partire dall’inizio del mese (primo, secondo, terzo, …, giorno dall’inizio del mese), ma contavano i giorni mancanti alle calende, none o idi, a seconda di quali di esse fossero più prossime, un pò come quando si contano i giorni mancanti alla data di un particolare evento molto atteso.
  • essi, inoltre, contavano tutto incluso (cioè comprendevano nel conteggio anche i giorni di partenza e di arrivo): così, ad esempio, il 3 settembre era considerato il terzo, e non il secondo, giorno prima delle none, quando queste cadevano il 5.
  • il giorno precedente a queste date fisse era indicato con l’avverbio pridie (il giorno precedente) seguito da Kalendas, Nonas, Idus; il giorno successivo alla data fissa si indicava con l’avverbio postridie.

I MESI

I mesi, inizialmente 10 secondo il calendario di Romolo, furono portati da Numa Pompilio a 12, con l’introduzione di gennaio e febbraio, portò da 10 a 12 il numero di mesi originariamente istituiti da Romolo. Essi erano:

  • Ianuarius Dedicato al dio Ianus (Giano) gennaio
  • Februarius Mese della Februa (purificazione) febbraio
  • Mars Dedicato al dio Mars (Marte) marzo
  • Aprilis Dedicato alla dea Venus (Venere), aprile
  • Maius Dedicato alla dea Maia (Maia) maggio
  • Iunius Dedicato alla dea Iuno (Giunone) giugno
  • Quintilis, poi Iulius Quinto mese, dedicato a Gaio Giulio Cesare luglio
  • Sextilis, poi Augustus Sesto mese, dedicato all’Imperatore Augusto agosto
  • September Settimo mese settembre
  • October Ottavo mese ottobre
  • November Nono Mese novembre
  • December Decimo mese dicembre

GLI ANNI

L’anno romano aveva inizio il 1° di marzo, come si ricava dai nomi dei mesi in latino che seguono Iunius (giugno), iniziando da Quintilis, cioè il Quinto (mese). Non si conosce il momento in cui si passò a considerare il 1º gennaio come l’inizio dell’anno; si sa solo, grazie al ritrovamento di un calendario risalente alla tarda repubblica romana, che l’anno iniziava a gennaio prima della riforma introdotta dal calendario giuliano.

Agli inizi della Repubblica romana, gli anni non venivano contati: essi erano individuati con il nome del console che era in carica. Successivamente, nella tarda Repubblica, si cominciò a contarli dalla fondazione di Roma (ab Urbe condita), avvenuta secondo la tradizione nel 753 a.C.. Perciò in alcune iscrizioni il numero dell’anno è seguito dall’acronimo AVC, che significa appunto Ab Urbe Condita (la lettera V rappresenta la U).

Durante il tardo Impero romano si usò anche contarli dall’insediamento di Diocleziano con la sigla AD che sta per Anno Diocletiani da non confondere con la sigla A.D. usata nel medioevo con il significato di Anno Domini.

IL CICLO NUNDINALE

I Romani, così come gli Etruschi, adottavano una settimana di otto giorni, contrassegnati con le lettere dalla A alla H. Dato che l’anno iniziava sempre con la lettera “A”, ogni data era sempre contraddistinta dalla stessa lettera. A questo scopo anche il giorno addizionale, che veniva inserito negli anni bisestili dopo il 24 febbraio, aveva la stessa lettera del giorno precedente.

Tale settimana veniva chiamata ciclo nundinale ed era cadenzata dai giorni di mercato, che si svolgevano ogni otto giorni. Essi erano le cosiddette nùndine (dal lat. nundinae, composto da novem nove e dies giorno) da cui l’aggettivo nundinale per scandire la periodicità settimanale di “nove giorni” (dovuta al conteggio tutto incluso dei Romani, laddove oggi diremmo periodicità di otto giorni).

Il ciclo nundinale scandiva la vita romana: il giorno di mercato era quello nel quale la gente di campagna andava in città per vendere i propri prodotti e la gente di città acquistava i viveri necessari per tirare avanti otto giorni, fino alle successive nundine. L’importanza del giorno di mercato era tale che fu approvata una legge nel 287 a.C. (la Lex Hortensia) che vietava i comizi e le elezioni in quel giorno, sebbene consentisse lo svolgimento delle cause. Agli inizi del periodo repubblicano nacque la superstizione che portasse sfortuna cominciare l’anno con un giorno di mercato: il pontefice massimo, a cui spettava la gestione del calendario, adottava le opportune misure per evitare che ciò accadesse.

Il ciclo nundinale venne successivamente sostituito dalla settimana di sette giorni, entrata in uso agli inizi del periodo imperiale, dopo l’avvento del calendario giuliano. Per qualche tempo la settimana e il ciclo nundinale coesistettero, ma quando la settimana fu ufficialmente istituita da Costantino I nel 321 d.C., il ciclo nundinale era già caduto in disuso.

Costantino sostituì la dies solis (giorno del sole) con la dies dominica (giorno del Signore), effettuando un compromesso tra mondo pagano e mondo cristiano. Infatti, la durata di sette giorni corrispondeva alle attese dei cristiani, che ottenevano l’ufficializzazione della settimana ebraica, mentre ai giorni venivano dati i nomi degli dei pagani. I cristiani affiancarono le proprie denominazioni ad alcune denominazioni ufficiali dei giorni, in particolare per il sabato e la domenica.

Il ciclo nundinale venne sostituito dalla settimana nel calendario giuliano:

  • Domenica – Solis dies – Dies dominica
  • Lunedì – Lunae dies – Feria secunda
  • Martedì – Martis dies – Feria tertia
  • Mercoledì – Mercurii dies – Feria quarta
  • Giovedì – Iovis dies – Feria quinta
  • Venerdì – Veneris dies – Feria sexta
  • Sabato – Saturni dies – Sabbatum

I giorni erano chiamati secondo gli dei con i nomi dei quali i Romani intitolavano le stelle.

LE ORE

Per i Romani il giorno iniziava al levare del sole: l’intervallo di tempo compreso tra l’alba e il tramonto veniva diviso in 12 ore (horae), e ciò indipendentemente dal fatto che ci si trovasse in estate o inverno. La durata delle ore era, perciò, variabile: all’equinozio un’ora “romana” durava quanto un’ora attuale, mentre al solstizio d’inverno essa era più corta e in quello d’estate più lunga. L’hora prima era la prima ora dell’alba, l’hora duodecima era l’ultima ora di luce al tramonto, mentre il punto mediano identificava l’hora sexta o meridies (mezzogiorno).

Nella vita militare la notte era divisa in 4 vigiliae (prima vigilia, secunda vigilia, tertia vigilia e quarta vigilia) o turni di guardia, ciascuna di 3 ore in media.

La corrispondenza delle ore era:

  • Da mezzanotte alle 3 – tertia vigilia
  • Dalle 3 alle 6 – quarta vigilia
  • Dalle 6 alle 7 – hora prima
  • Dalle 7 alle 8 – hora secunda
  • Dalle 8 alle 9 – hora tertia
  • Dalle 9 alle 10 – hora quarta
  • Dalle 10 alle 11 – hora quinta
  • Dalle 11 alle 12 – hora sexta
  • Dalle 12 alle 13 – hora septima
  • Dalle 13 alle 14 – hora octava
  • Dalle 14 alle 15 – hora nona
  • Dalle 15 alle 16 – hora decima
  • Dalle 16 alle 17 – hora undecima
  • Dalle 17 alle 18 – hora duodecima
  • Dalle 18 alle 21 – prima vigilia
  • Dalle 21 a mezzanotte – secunda vigilia

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